Tiziana Ciraci

Tiziana Ciraci
A cura di
Michela Corda
Scritto il
03 giugno 2016
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Se un sommelier oltre che un intenditore deve essere anche un cantastorie, saper affascinare il suo pubblico, per preparare un cocktail non basta aver giocato al piccolo chimico, bisogna essere un po’ psicologi e un po’ artisti…come si diventa bartender? Noi lo abbiamo chiesto a una bartender d’eccellenza!

Ho iniziato a fare questo lavoro quasi per caso: dopo il diploma in storia dell’arte sono partita per fare una  stagione invernale in Trentino, ma da cameriera di sala mi trovai proiettata da un giorno all’altro in un nuovo mondo, quello dietro al banco e…ne fui subito entusiasta!
Successivamente sono stata in Sicilia e poi a Londra e solo dopo qualche anno di esperienza ho deciso di approfondire anche le mie competenze teoriche con il corso Aibes (Associazione italiana barman e sostenitori) e la rapidità/precisione con il corso Basic Flair Tecnique pressola la scuola The Bartending (Flair Bartenders School & Bar Catering) di Firenze, infatti a quel punto del mio percorso sentivo necessaria una formazione più completa e devo ammettere che mi è servita. Conoscere bene la merceologia, le caratteristiche dei vari distillati e saperne la storia, mi ha dato una maggiore consapevolezza e, quindi, maggiore sicurezza anche nella manualità.
Ad ogni modo la maggior parte del lavoro, come sempre accade, si impara sul campo. Io non posso dire di aver avuto un vero e proprio mentore, però lavorando in più paesi europei ho avuto l’occasione di affiancare  dei professionisti dai quali ho imparato molto. Tuttora mi piace osservare il lavoro di chi ne sa più di me per imparare qualcosa di nuovo: un accostamento, un movimento… che mi sorprendo a ripetere anche in maniera inconsapevole!

Girare l’Europa dietro il bancone di un bar, deve essere un osservatorio privilegiato…ci sono differenze sostanziali nel modo di vivere la night life?

Ho lavorato in diversi paesi e in diverse tipologie di locali e indubbiamente ho notato delle differenze: nei villaggi turistici si cerca soprattutto relax, nelle discoteche ci si vuole principalmente divertire, negli american bar si ha più possibilità di miscelare con attenzione. Secondo me in Inghilterra c’è più bisogno di una valvola di sfogo rispetto alla Spagna dove tendenzialmente sono meno stressati, comunque in qualsiasi posto la notte è dedicata allo svago. Per molti questo sembra un mondo fittizio e superficiale, invece sotto certi punti di vista è il momento in cui le persone si mostrano più al naturale. E anche per questo mi piace tantissimo.

Vivere la notte significa sacrificare il giorno, lo consideri uno dei lati negativi del tuo lavoro?

Assolutamente no, fin da ragazzina non sono mai stata una mattiniera, anzi. La sera riesco a dare il meglio di me e di giorno posso dedicarmi ai miei hobby, in primo luogo il motociclismo … insomma per me lavorare di notte è l’ideale, fossi stata una di quelle persone che di notte pensano solo al cuscino avrei preso un’altra strada!

Ah, bartender e motociclista…devi essere come il miele per gli uomini, non ti capita mai di trovarti in situazioni di imbarazzo sul lavoro?

No, non mi sono mai sentita particolarmente in imbarazzo o indifesa, fin da ragazzina ho viaggiato molto, cambiando casa, cambiando lavoro, cambiando amici…è evidente che devi essere un punto di riferimento per te stessa e imparare in fretta a cavartela da sola, credo sia un naturale istinto di autodifesa! Dietro il bancone non mi sono mai sentita a disagio, anche se devo ammettere che quando ho iniziato c’erano poche donne bartender e spesso venivamo prese “poco sul serio”. Ora l’ambiente è più equilibrato e forse sono maturata anch’io, comunque quando capitano situazioni critiche so come ristabilire l’equilibrio e il rispetto, anche nelle relazioni con i clienti che tendono a diventare fastidiosi. D’altra parte credo che in qualsiasi lavoro, a contatto diretto col pubblico, si debbano gestire le mille declinazioni della maleducazione altrui: dal lumacone al prepotente, passando per il saccente o il malfidato… gestire i rapporti è una qualità che si affina col tempo.

Dunque, se le competenze, amare la notte e saper gestire qualsiasi tipo di situazione, sono alcuni dei requisiti necessari per essere un buon bartender, quali sono gli altri?

Per come interpreto io il ruolo di bartender un’altra caratteristica dovrebbe essere la curiosità. Il banco è il motore di un locale notturno, ogni sera si incontrano persone diverse, con le quali è fondamentale saper entrare in relazione. Per questo è importante avere un ampio bagaglio di esperienze per offrire un servizio personalizzato e questo, come ho già accennato, è una cosa che si impara sul campo. Va da sé che se una persona fin dal diploma ha l’ansia del posto fisso, non avrà modo di collezionare tutte quelle esperienze che servono davvero nel lavoro quotidiano.
Io, dopo tanti anni in giro, voglio mettere insieme tutte le esperienze che ho fatto, per questo dal marzo 2015 sono rientrata da Tenerife e precedentemente da Ibiza nella mia Firenze per lavorare presso la Terrazza Twist Martini con Fabio Molner.

Parliamo di argomenti più frivoli, quali sono i tuoi cocktail preferiti?

Quelli che non mi chiedono mai!!!
Insomma la gente è abitudinaria, spesso basta uno sguardo per capire se chi hai di fronte ti chiederà un long island o un mojito. Col tempo si impara ad essere un po’ psicologi,  uno degli aspetti più belli del lavoro del bartender è poter dare spazio alla creatività, ma purtroppo non capita di frequente.
Il cliente ideale è quello che sa cosa gli piace, ma non sa quello che vuole: sceglie un distillato, esprime una preferenza tra dolce o secco e poi…lascia fare! Io tendenzialmente evito di proporre cocktail troppo complessi, ma sicuramente tra gli ingredienti non possono mancare le competenze, un pizzico di intuito e anche l’energia che si vuole trasmettere in base al mood della serata: in una serata frizzante potrei essere più propensa a usare top gassati, in una più rilassata top di succo alla frutta. Inventiva e improvvisazione.

Qualche consiglio utile per i principianti e i piccoli chimici casalinghi?

Non mischiare mai gin e tequila, mai, ed evitare di utilizzare più di tre distillati, diventa più difficile ottenere un risultato gradevole al gusto e molto facile ottenere un risultato sgradevole per lo stomaco…

Già, varcare il confine tra essere sperimentatori ed essere autolesionisti non è tanto difficile, ma casomai capitasse? Un consiglio per l’hang over?

Sorvolo sul fatto che per evitare il dopo sbornia, basterebbe riuscire a fermarsi in tempo, potrei anche dire che un po’ di mal di testa può essere un giusto contrappasso, ma se ormai la situazione è scappata di mano…
il famigerato “richiamino” può servire solo se non si sono superati certi limiti e deve essere proprio “ino”,
poi c’è chi mangia uova, chi patate per placare lo stomaco, chi cerca sapori forti e speziati perché si sente la lingua felpata, in realtà ogni persona è diversa e ogni hang over è un caso a sé.

L’unica cosa che fa sempre bene è bere tanta acqua: non solo perché l’alcool disidrata, ma anche perché essendo un “veleno” l’acqua aiuta ad eliminarlo… per il resto prendere il mitico antidolorifico, seguito da una sana dormita, rimane il consiglio migliore ?

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Dati anagrafici

Nome e Cognome

Tiziana Ciracì

Luogo e data di nascita

Firenze, il 6 aprile 1987

GUSTI E TEMPO LIBERO

Libro

L’alchimista, Paulo Coelho

Film

American beauty, Sam Mendes

Game

Nessuno, sono rimasta allo Snake del cellulare

Canzone

Nobody’s Wife, Anouk

AL LAVORO

Distillato

Vodka

Il mio Motto

Per avere quello che non hai mai avuto, devi fare quello che non hai mai fatto.