I due volti di ALEX NERI

I due volti di ALEX NERI 2
A cura di
Michela Corda
Scritto il
30 novembre 2016
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I due volti di ALEX NERI

Da un lato dj e dall’altro autore e produttore, Alex Neri è un artista eclettico con una sola  grande passione: la musica. WhereIsBlink lo ha intervistato per capire come riesce a conciliare due lavori, diversi seppur affini, e due anime.

 

 

Gli esordi

In un certo senso sono un figlio d’arte, mio padre era un dj per cui sono cresciuto in mezzo ai dischi e intorno ai dieci anni ho imparato a maneggiarli e a mixare. Dal gioco poi si è passati allo studio, ho seguito per 4 anni i corsi del conservatorio e poi ho iniziato a comporre e produrre i primi album.
All’inizio ho dovuto faticare molto per diventare un professionista, in Italia il musicista che faceva il dj o il dj che faceva il produttore non erano visti di buon occhio, bisognava avere una connotazione precisa.
Io non ho mai creduto in questa netta distinzione tra il musicista come artista e il dj come tecnico, per questo mi sono rivolto al mercato inglese.

L’esperienza all’estero

In Inghilterra c’era una mentalità più aperta e la stampa svolgeva ancora un ruolo molto importante nella cultura musicale del tempo. I miei primi album, a cavallo tra gli anni “80 e “90, hanno ottenuto delle recensioni positive e ho iniziato a lavorare come professionista. L’UK è stato poi il mio amplificatore e il mio trampolino di lancio dal quale sono arrivato nell’Europa dell’Est, a Ibiza e, quindi, in Italia.
L’Italia è tuttora esterofila, basti pensare a dj Marco Carola, italiano di nascita e tedesco di adozione musicalmente. Gli italiani tendono a sottostimarsi e capiscono di essere bravi solo quando altri gli tributano qualche riconoscimento. Credo che la differenza tra noi e gli inglesi o gli americani, sia anzitutto nell’approccio mentale: loro credono davvero in quello che fanno e per questo convincono, non hanno paura di sperimentare e sono più recettivi rispetto alle novità e alle contaminazioni. Altro aspetto da considerare è il sistema, che in Italia è ancora farraginoso e non sufficientemente meritocratico.

Dalla discoteca al club

Ho vissuto tutta la storia del clubbing sulla mia pelle. In origine era il proprietario del locale ad acquistare le apparecchiature e i dischi, il dj era un dipendente come il barista. Il primo vero movimento di dj è nato con la musica Afro, i primi ad avere un proprio seguito in Italia sono stati Baldelli e Mozart. Io, come dj, ho cavalcato l’onda dell’house music, quando i dj iniziavano ad avere un’identità artistica, a comprare la propria musica e a girare in diversi locali.
Anche in questo senso gli inglesi sono stati precursori, già quando facevo le prime serate il pubblico sapeva chi ero perché aveva letto e si era informato, già dicevano “vado a sentire tal dj” e non semplicemente “vado a ballare”. Ora le cose sono ulteriormente cambiate perché si va a “vedere un dj o un gruppo musicale”, cioè a partecipare ad un evento, ad assistere ad una performance.

Dall’analogico al digitale

Sono sempre stato aperto alle nuove tecnologie, ma le guardo con la giusta considerazione: non mi piace esprimere giudizi meglio o peggio, c’è sempre un risvolto della medaglia. Così sotto certi punti di vista l’edit è più semplice perché non bisogna più tagliare e ricucire fisicamente i nastri, occorre minore abilità manuale, ma bisogna avere più competenze informatiche. Allo stesso modo, se prima portavi solo una valigia di dischi e con quella dovevi organizzare il tuo dj set per la serata, giocandoti una partita, adesso puoi portare un hard disk con tanti brani da confonderti le idee, devi sempre e comunque prepararti per poi guidare o assecondare il mood del tuo pubblico.
Personalmente resto sempre un po’ legato al vinile, perché secondo me emana delle vibrazioni fisiche diverse che vengono percepite anche dal pubblico a livello emozionale.
Certo le nuove tecnologie hanno cambiato anche il modo di informarsi e di fruire la musica da parte dei giovani: hanno accesso a molti più canali e seguono i loro artisti online prima che nel mondo reale, partecipano a un evento condividendolo sui social in tempo reale. Forse perdono un po’ di quel contatto fisico che noi vivevamo in pista o a un concerto, ma alimentano una catena energetica più ampia. Anche in questo caso non si può dire giusto o sbagliato, è solo una modalità di reazione diversa.
Un tempo si conquistava il pubblico serata dopo serata, i locali, le etichette discografiche e le radio iniziavano a investire su un artista valido che aveva un certo seguito. Ora un artista, dj o musicista che sia, deve essere più imprenditore di se stesso per emergere in internet. Il livello di investimento non cambia né in termini economici, una campagna di promozione su youtube o face book non costa più dei vinili o del noleggio di uno studio di registrazione, né in termini di tempo. Certo è che emergono nuovi talenti, ma che uno suoni con la chitarra o con un pc sono la creatività e la personalità a fare l’artista e non lo strumento con cui si esprime.
Insomma anche in campo musicale la natura trova sempre un modo per ristabilire un equilibrio.

Il dualismo

Finora abbiamo parlato di musica in generale, di come si è evoluto il modo di farla, di mixarla e fruirla perché sotto certi punti di vista considero i confini tra il dj e il musicista abbastanza fluidi. In effetti sono due forme d’arte molto affini, ma nella mia vita professionale le ho sempre tenute separate.
La musica che scrivo come autore con i Planet Funk o che produco per la mia etichetta con il Tenax e quella che mixo come dj, sono diverse come genere e per me sono esperienze ed emozioni assolutamente distinte. Non riesco a immaginare me stesso soddisfatto e realizzato dedicandomi solo a una delle mie attività.
Ovviamente ci sono delle contaminazioni, quando mixo non posso non utilizzare le mie competenze musicali e quando registro col gruppo a volte ascolto con l’orecchio del dj, più attento al groove e al ritmo che ai testi, ma quando suono penso solo a quello che sto facendo in quel momento e con quelle persone e di certo non utilizzo la mia attività di dj per promuovere le canzoni dei Planet Funk, che sono tendenzialmente per altre occasioni e per un pubblico spesso differente.
Credo che il mio atteggiamento sia simile a quello di un attore che si cala realmente nella parte: nelle scuole di recitazione impara a interpretare, a cantare e a ballare, ma difficilmente farà tutte le cose insieme nella stessa performance.

Il futuro

Per qualche hanno sono stato lontano dalle scene per motivi personali, ero come fuori focus. Ora ho ripreso con più entusiasmo di prima su tutti i fronti. Collaboro con etichette indipendenti, sto lanciando il nuovo album con Tenax e iniziando il tour italiano con i Planet Funk.
Probabilmente il mio dualismo mi ha aiutato anche in questo: ho sempre una valvola di sfogo e sono inserito in contesti che mi forniscono sempre nuovi stimoli. Credo molto nei gruppi di lavoro, un po’ alla Silver Factory di Andy Warhol. È importante mantenere una propria individualità, ma è nel confronto con gli altri che si cresce e si alimenta la creatività.
Per questo io considero il Tenax e i Planet Funk come dei pilastri nella mia vita, ci siamo amati, abbiamo vissuto duri contrasti, siamo cresciuti insieme e non ne abbiamo mai abbastanza, anzi.

 

I due volti di ALEX NERI 3

ALEX NERI presents
ANNIVERSARY EP
Kevin Knapp rmx

Il nuovo singolo in vinile Tenax Recordings

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I due volti di ALEX NERI 4

 

 

PLANET FUNK
“Non stop”
feat. Dan Black

Il nuovo singolo dei Planet Funk

Le date del Tour

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Dati anagrafici

Nome e Cognome

Alex Neri

Luogo e data di nascita

Sarzana

Città attuale

Firenze

In attività da

Anni "80

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